L’apprezzamento, un’arma vincente nelle relazioni

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La prima cosa che voglio subito mettere in chiaro è che l’apprezzamento non ha nulla a che spartire con l’adulazione.

L’apprezzamento, come recita bene il caro Wikizionario, è un elogio, una stima, una considerazione e, aggiungo io, una lode sincera verso qualcuno.
L’adulazione, per quanto possa essere facilmente scambiata per un apprezzamento, è in realtà subdola e falsa, un complimento non sincero.

Per dissipare qualsiasi dubbio su questa diffidenza, vi riporto il pensiero di Dale Carnegie:

Qual’è la differenza tra apprezzamento e adulazione? Semplice. L’apprezzamento è sincero. L’adulazione è falsa. Il primo viene direttamente dal cuore, la seconda si limita a salire alle labbra. Il primo è utile, la seconda dannosa. Il primo è universalmente ritenuto cosa positiva, la seconda è universalmente condannata.

Bene, fatta questa premessa, per molti scontata, ma per me necessaria, entriamo nel cuore del discorso.
Perché ritengo che l’apprezzamento sia un’arma vincente quando trattiamo con gli altri? Semplicemente perché il miglior modo per avvicinare qualcuno a noi e alle nostre idee è far sì che le nostre idee, i nostri desideri divengano anche le sue idee e i suoi desideri.
Un po’ come per l’assertività di cui parlo qui, anche in questo caso è molto semplice a dirsi, ben più difficile a farsi.
Tutto sta nel fatto che l’Uomo è spinto a compiere le sue azioni principalmente, come diceva Freud, per due ragioni: l’impulso sessuale e il desiderio di grandezza, la propria grandezza ovviamente. Queste due ragioni, per quanto valide per tutti gli uomini, non combaciano facilmente tra due individui.

Sull’impulso sessuale non mi voglio esprimere, ma per quanto riguarda il desiderio di grandezza entra in gioco l’apprezzamento.
Ti ho appena detto che una persona fa qualcosa se alla fine questo qualcosa soddisfa il suo desiderio di grandezza o, detto in un’altra maniera, lo fa sentire importante. Dunque se vuoi che una persona si attivi in maniera sinergica con te, devi proporre il tuo pensiero, la tua idea e il tuo progetto come qualcosa che gli permetterà di sentirsi importante, ovvero che gli permetterà di ricevere un vero apprezzamento dagli altri.

George Bernard Shaw, premio Nobel per la Letteratura,  diceva: “Quando non si può apprezzare ciò che si ha, tanto vale avere solo ciò che si può apprezzare.”

Voltaire aveva una propria opinione a riguardo: “L’apprezzamento è una cosa meravigliosa; fa si che ciò che è eccellente negli altri appartenga anche a noi.”

Ed infine il più grande psicologo degli Stati Uniti agli inizi del ‘900, ovvero William James toglie qualsiasi dubbio su ciò che vuole l’Uomo in generale: “Non sottovalutare mai il desiderio di una persona di essere apprezzata: il principio fondamentale della Natura Umana è l’ardente desiderio di essere apprezzati.”

Tante belle citazioni, vero? Ma vi starete chiedendo come metterle in pratica.
Ad esempio, se vuoi che un vostro collega ti aiuti efficacemente e volentieri in un’attività, che cosa credi che sarà più utile?
Caso 1: apprezzamento
Ammettere sinceramente che la sua bravura nel redigere velocemente un documento efficiente e completo sia di fondamentale utilità per il raggiungimento dell’obiettivo.
Caso 2: minaccia (più o meno velata)
Se non collabora, fargli presente che la sua negligenza sarà presentata come fattore rilevante del ritardo accumulato.

In entrambi i casi puoi ottenere il suo aiuto, ma sicuramente soltanto con l’apprezzamento avrai anche una sua collaborazione sincera, volontaria ed entusiasta. Questo perché gli avrai fatto gustare l’idea di essere il fulcro di un importante progetto, lo strumento necessario per la realizzazione di qualcosa importante per gli altri.
E se tu realizzi qualcosa di importante per gli altri, allora a tua volta sei importante per gli altri.

l’apprezzamento stimola il raggiungimento degli obiettivi e la collaborazione negli altri

Insomma l’apprezzamento è come la benzina per una macchina: senza di essa nessuno farebbe un passo verso qualcosa.
Molte persone di successo sono riuscite a raggiungere i propri obiettivi proprio perché si circondavano di persone di cui riconoscevano i pregi e i meriti e così le invogliavano a fare sempre meglio.

Uno di questi uomini è stato, Andrew Carnegie, considerato una delle persone più ricche di tutti i tempi degli Stati Uniti d’America. A 13 anni iniziò a lavorare per un cotonificio e a 65 anni (paro del 1900) vendette la sua azienda per 480 milioni di dollari.
Oltre che per la sua ricchezza è famoso per la sua indole filantropica: si dice che abbia donato 350 milioni di dollari per università, musei e biblioteche. Ogni volta che gli veniva chiesto il segreto del suo successo, lui rispondeva che non esitava mai di riempire di lodi e apprezzamenti veri i suoi collaboratori e dipendenti. Questa sua convinzione nel dispensare continuamente approvazioni è dimostrato anche dall’epitaffio che lui stesso volle sulla sua tomba e che recita come segue: “qui giace un uomo che seppe circondarsi di uomini più bravi di lui.”

Solitamente invece noi tutti tendiamo a fare il contrario. Ammetto che io stesso tendo ad evidenziare facilmente i difetti degli altri e di essere invece così restio nell’elargire un complimento ed infatti non ho un patrimonio da 480 milioni di dollari!

E ora vorrei ribadire quanto detto all’inizio: sebbene possa sembrare un mezzuccio furbo e facile, l’adulazione non sortisce lo stesso effetto di un sincero complimento. Al contrario l’abuso delle lusinghe è negativo e porta a nefaste conseguenze soprattutto con persone intelligenti e perspicaci che coglieranno al volo qualsiasi falsa adulazione e te la gireranno contro.

“L’adulazione è una moneta falsa, che ha corso soltanto a cagione della nostra vanità.”
(François de La Rochefoucauld)

Che ne dite dunque di unire le forze e sforzarci tutti quanti assieme a smettere di essere dei falsari di complimenti?

A presto!

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