Resilienza, come svilupparla e migliorarla.

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Prima di tutto, forse è meglio chiarire cosa si intende per Resilienza.

La sempreverde Wikipedia sostiene che “in psicologia, la resilienza è un concetto che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.”
Insomma sembra interessante averla, vero? Devi fare attenzione però a non confonderla con la Forza di Volontà perché, per quanto siano affini, sono in realtà elementi differenti, ma altrettanto necessari.
Mentre la Forza di Volontà ti aiuta a portare avanti i tuoi intenti con costanza e tenacia, la Resilienza invece ti aiuta ad andare avanti nonostante tutti i problemi che ti capitano e ti ostacolano. Ad esempio, la Forza di Volontà ti fa svegliare la mattina presto alle 6 per andare a correre, la Resilienza ti fa continuare a correre anche se improvvisamente ti ritrovi nel bel mezzo di un acquazzone. In poche parole la forza di volontà ti spinge a fare una cosa, mentre la resilienza ti spinge ad affrontarla. 

Ok Davide, abbiamo capito che sono entrambi essenziali, ma dato che hai già trattato di forza di volontà in altri articoli, mi dici come rafforzare la mia resilienza?

Concedimi un’altra piccola premessa.

Ho voluto riportare la spiegazione che ci fornisce Wikipedia, ma personalmente reputo la resilienza non come una semplice resistenza agli episodi brutti e difficili che ci capitano nella vita, bensì anche come un ottimo strumento di crescita, una importante occasione di evoluzione, di trasformazione e presa di coscienza di abilità e capacità che forse non si sapeva di avere prima di quel determinato evento negativo.
Friedrich Nietzsche diceva che

“Ciò che non ti uccide, ti rende più forte”

ed effettivamente a volte serve proprio un evento indesiderato per svegliare una forza, un talento, una dote che non si pensava di avere.
Naturalmente non ti sto augurando di vivere il maggior numero di sfighe immaginabili e possibili, ma sappiamo entrambi che la legge di Murphy non fallisce mai. Quindi dato che vale sempre il “se qualcosa può andar male, andrà male”, tanto vale essere preparati ad accogliere l’imprevisto con delle spalle belle larghe e cercare di cogliere il lato positivo anche in quelle occasioni in cui è davvero difficile scorgere qualcosa di buono. 

Ora passo quindi a darti 5 consigli su come sviluppare la tua Resilienza.

 

Impara ad essere flessibile.

Più sei flessibile, più sei reattivo agli imprevisti, anche e soprattutto a quelli non piacevoli.Ogni giorno cerca di affrontare qualcosa di nuovo e appena puoi cerca di inserire qualche nuova abitudine nella tua vita in modo tale da migliorare la tua capacità di adattamento alle novità. Ho sempre promosso la pianificazione delle attività da svolgere, ma la tua giornata non deve essere mai programmata in ogni minimo dettaglio: calcola sempre di lasciare margine ad eventi imprevedibili.

Più Resilienza, più flessibilità!

Lascia andare ciò che non puoi controllare.

Hai notato che ad esempio sui social molte persone manifestano la propria rabbia per eventi politici o religiosi o sportivi o altro ancora? Solitamente questa rabbia si scaglia su qualcosa che è fuori dal nostro controllo ed è proprio questo che ci fa arrabbiare ulteriormente.
C’è lo zio che si incazza per qualche decisione del governo, il fratello per la partita di calcio persa dalla propria squadra, la mamma che si snerva per un terremoto nelle filippine e tutti questi eventi assieme ci danno una visione del mondo catastrofica e negativa.

Ora, non voglio dire che devi diventare cinico e menefreghista, ma ti consiglio di abituarti ad accettare il fatto che eventi di tale natura non rientrano nella tua sfera di controllo e quindi non puoi farci niente.Falli pertanto uscire dal circolo dei tuoi pensieri altrimenti rischiano di collassare e creare una stagnazione costituita da rancore e frustrazione. Focalizzarsi su ciò che non si può controllare, genera inoltre “ansia di prestazione” che va ad influire negativamente anche su quello di cui ci si può occupare e genera ulteriormente dubbi, bassa autostima ed indecisione, ovvero tutto ciò che riduce drasticamente il nostro potere di resilienza.
Cosa puoi fare? Accetta che non tutto è sotto il tuo controllo e focalizzati su quello che puoi fare ora. A questo riguardo ti consiglio una lettura più approfondita sulla Mindfulness.

Impara ad accettare. Non vuol dire rassegnarsi, ma semplicemente non perdere energia dietro a situazioni che non puoi cambiare, remando contro alla serenità della tua giornata.”
(Dalai Lama)

 

Migliora il tuo ottimismo.

Vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Non è facile essere ottimisti e pensare che comunque possano andare le cose, alla fine riuscirai a farcela. Tuttavia essere ottimisti, aiuta sicuramente a reagire positivamente a tutto ciò che ti può capitare, anche agli eventi meno piacevoli.
Si può imparare ad essere ottimisti? In fondo si!Immagina ad esempio qualcosa in cui hai avuto successo e che ti fa star bene ora. Di certo per giungere a questo traguardo positivo avrai affrontato in passato anche ostacoli e difficoltà forse anche dolorose. Se ti riporti a quei momenti, sono anche certo che , ti ricorderai bene anche la sofferenza che hai provato. Tuttavia non puoi certo escludere che quelle fasi complicate sono servite per giungere a ciò che ora ti fa star bene, anzi spesso ci si rende conto che erano anche necessarie.
Quando mi sono laureato pesavo più di 90 Kg ed io sono alto solo 172 cm! Quando ho deciso di mettermi a dieta non è stato affatto facile: rinunciare a moltissimi dolci, allenarmi costantemente anche quando non avevo voglia mi hanno comunque portato a pesare 68 Kg! La sofferenza in alcuni momenti era tanta, ma ora posso solo dire che ne è valsa la pena e quella consapevolezza ha aumentato così tanto il mio ottimismo e quindi la consapevolezza di farcela se solo lo desidero che qualche anno dopo sono riuscito anche a smettere di fumare (e io fumavo mediamente 30 sigarette al giorno!).
Insomma se dai un senso a quello che fai e vuoi fare, riesci a dare un senso anche alle varie difficoltà che potrebbero arrivare, potenziando così la tua resilienza.

Trovare un senso, un significato rende molte cose sopportabili, forse tutte quante diventano sopportabili.”
(Carl Gustav Jung)

La Resilienza preferisce il bicchiere mezzo pieno.

La Resilienza attira Resilienza

Ultimo consiglio, ma non per questo meno importante. Impara da persone che hanno una forte resilienza: frequentale, chiedi a loro consiglio, imitale. La resilienza migliora e si trasmette “per contagio”. Jim Rohn ha detto che “tu sei la media delle CINQUE persone che frequenti di più”, quindi cerca di circondarti da uomini e donne che abbiano una resilienza davvero forte!

 

Una tecnica scientifica: il modello ABCDE

Ehi, non penserai che mi voglia fermare solo a consigli tutto sommato “teorici”!
Esiste infatti un modello pratico di come migliorare la propria Resilienza: si chiama Metodo ABCDE ed è stato ideato dallo psicologo americano Martin Seligman, ispirandosi al lavoro del collega Albert Ellis.

Il metodo prevede 5 step (da cui appunto il nome):

  • A per Adversity (Avversità). Si riferisce agli eventi che capitano nella nostra vita ed in particolare quelli che ci stressano emotivamente. Riporta alla memoria qualcosa che ti è capitano nella settimana appena trascorsa e che ti ha messo a dura prova. Non deve essere una tragedia di grande portata, ma anche qualcosa di più “limitato” (un brutto voto preso a scuola, un litigio con tua moglie, un progetto di lavoro che ha subito un ritardo…)
  • B per Beliefs (Convinzioni). La parte fondamentale del metodo perché qui si parla di quel sistema di credenze su cui costruiamo il modo con cui viviamo la nostra vita e con cui valutiamo le cose che ci accadono.
    Considera che le persone poco resilienti tendono a gestire ogni ostacolo come se colpisse interamente la sfera personale (“è solo colpa mia se è successo e nessuno può aiutarmi”), immutabile (ormai il danno è fatto e non si può più sistemare) ed enorme (“che situazioni troppo grande e fuori dalla mia portata: non riuscirò a risolvere nulla!”).
    Al contrario le persone resilienti tendono a vedere un ostacolo come impersonale (“A questo giro è toccata a me, ma poteva capitare a chiunque: non vuol dire che sono io il più sfigato del mondo!”), temporaneo (“Non sarà così per sempre. Ora mi impegno e risolviamo questa cosa una volta per tutte!”) e specifico (“Ok, è un casino, ma almeno è circostanziale”).Ad esempio stai andando ad un colloquio importante e mentre sei in macchina buchi una ruota. Una persona poco resiliente reagirebbe come se questo tipo di incidenti capitasse solo a lui (personale), che arriverà in ritardo e perderà per sempre un’occasione importantissima (immutabile) e rimarrà disoccupato ancora per anni e anni (enorme). Una persona più resiliente al contrario direbbe che non ci voleva proprio, ma su quella strada bucano tutti (impersonale), che avviserà immediatamente del possibile ritardo ed eventualmente fisserà un nuovo colloquio (temporaneo) e che se comunque non avrà più occasione di parlare con quella persona, continuerà a cercare altri posti come ha sempre fatto (specifico).
    Riprendendo l’evento che hai analizzato al punto precedente, cerca quindi di effettuare un’analisi sia poco resiliente sia molto resiliente e poi confronta le due valutazioni.
  • C per Consequences (Conseguenze). In questo punto si parla delle emozioni e delle reazioni che si hanno in segutio all’evento negativo. Tu ad esempio come hai reagito al brutto episodio di questa settimana che hai preso come esempio?
  • D per Disputation (Discussione). Ora bisogna mettere in discussioni le nostre convinzioni. Analizzale e valutale in modo da evidenziarne le contraddizioni, trovare delle alternative e valutare le conseguenze che si sono originate.
  • E per Effects (Effetti). Ora che hai messo in discussione le tue credenze, come ti senti? Gli effetti derivano proprio dall’analisi fatta nel punto precedente. Sei riuscito a cogliere le “falle” del tuo sistema? Oppure ti sei accorto che comunque da questo evento negativo, hai infine imparato qualcosa di utile e costruttivo? (nell’esempio della ruota bucata di prima, uno potrebbe decidere di usare i mezzi pubblici per il  prossimo colloquio o di partire 15 minuti prima)

Hai preso appunti e fatto le giuste analisi? Spero che questi consigli ti possano dare una mano per migliorare la tua Resilienza.
Nel caso qualcosa non ti sia chiaro, sono qui a tua completa disposizione: contattami pure qui sul blog o mandandomi un’email a davide.rebuildmylife@gmail.com. Sarò contento di parlarne con te; d’altronde “resilienza chiama resilienza”!

Ciao!

 

 

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