Vittimismo, ecco diversi motivi per cui evitarlo.

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Hai mai subito o vissuto momenti di vittimismo?

Tanti sottovalutano questo problema oppure fingono di non averlo mai usato, ma ti dirò una brutta verità: è davvero, ma davvero difficile che tu non sia mai entrato in contatto con chi ne soffre. Lo ammetto: io stesso non ne sono esente; d’altronde non sono mica Mr Gioia&Sorrisi! Mi ritrovo tante volte a vivere giornate in cui tutto mi va storto sin dai primi minuti della giornata (il famoso “Mainagioia” di cui parlo questo articolo)e non sai quanto sia forte in questi momenti il desiderio di trovare il colpevole dei miei problemi.
Perché è questo che fa un vittimista: trovare qualcuno o qualcosa che sia responsabile dei suoi casini!

Spè Davide, spiegati meglio…cosa vuol dire vittimismo??
Allora proviamo a partire dalla definizione che ci fornisce l’amata Treccani.

vittimismo s. m. [der. di vittima].
L’inclinazione a fare la vittima, cioè a considerarsi sempre oppresso, perseguitato, osteggiato e danneggiato da persone e circostanze, e a lamentarsene (ma a volte anche a compiacersene): non posso sopportare il suo v.; basta con questo v.!
Il termine può avere varie sfumature di significato, dal più blando (v. romantico, fondamentale tendenza psicologico-letteraria dei romantici) al più grave che assume nella psichiatria, ove indica l’atteggiamento di certi nevrotici, costantemente in cerca di situazioni in cui possano soffrire, compatirsi, e cercare simpatia, derivato del masochismo con accentuazione esibizionistica.

Trovo davvero interessante questa spiegazione perché focalizza l’atteggiamento su due punti fondamentali. Il primo è che il vittimista si considera vittima di qualcosa e quindi è una sorta di “autodiagnosi” soggettiva; il secondo è che si lamenta di questa situazione.
Considerarsi il soggetto di qualcosa che non va e continuare ad esternare questa condizione è il pane quotidiano di questi soggetti. Lo so per certo, credimi perché, come ti ho detto prima, la tentazione di cadere nel vittimismo è sempre forte. 

Ti faccio un esempio.
C’è stato un periodo che arrivavo spesso tardi a lavoro. Accusavo il sempiterno traffico che trovato sul tratto di strada che percorro quotidianamente. A pensarci bene, però, la colpa non è del traffico, ma è mia. Il Traffico c’è sempre sulla strada che devo imboccare per arrivare in ufficio, è un problema fisiologico, quindi il ritardo dipende tutto ed esclusivamente da me. Insomma nel momento in cui ho smesso di piangermi addosso per il maledetto traffico che intasa la mia strada, mi sono reso conto che la soluziona era alla mia portata: è bastato partire da casa una decina di minuti prima e…BOOM, magicamente ho trovato meno macchine in giro, giungendo in perfetto orario a lavoro.
In un altro caso ho compreso che lamentarmi del poco tempo libero a disposizione per sviluppare le mie passioni, non avrebbe certo aiutato a migliorarle. D’altronde mi è bastato convertire le ore spese sui social network, televisione, videogiochi in momenti dedicati ai libri, al mio blog, alla mia formazione, ai miei allenamenti e così via.

sfondo giallo, calimero, pulcino nero

Calimero, campione di Vittimismo dal 1963!

Insomma la tendenza a far la vittima è una sorta di vampirismo!

Ti succhia via ore, energie, stimoli, creatività perché ti fa focalizzare su aspetti e condizioni negative di cui non riesci a trovare soluzione per un semplice motivo: sposta la causa di tutti i tuoi problemi verso l’esterno, non facendoti scorgere che la causa della stragrande maggioranza delle cose che non ti vanno bene sei proprio tu. Purtroppo in questo modo non ti fa vedere che sei anche la soluzione del problema perché, se tutto dipende da te, allora puoi anche migliorarlo a tuo favore.

“Se qualcosa non ti piace, cambiala. Se non puoi cambiarla, cambia il tuo atteggiamento. Non lamentarti.”
(Maya Angelou)

Ok, Davide, ma se far la vittima fa così schifo, allora perché ci piace tanto viverlo in prima persona? 

Vediamo di capire cosa c’è di così pericolosamente affascinante nel Vittimismo

Che sia una semplice attitudine comportamentale o peggio la sua degenerata forma patologica (e si, col tempo può diventare una vera e propria malattia!), questa condizione appaga apparentemente il nostro desiderio di sentirci protetti e posti al centro dell’attenzione.

Daniele Giglioli, docente di letterature comparate e autore del saggio “Critica della Vittima” descrive il vittimismo come un risultato della nostra cultura sociale in cui il ruolo della vittima è ben visto perché scatena l’atto di aiutare chi ha bisogno.
La breve descrizione che si può leggere come prefazione su Amazon è tanto chiara quanto sbalorditiva:

La vittima è l’eroe del nostro tempo. Essere vittime dà prestigio, impone ascolto, promette e promuove riconoscimento, attiva un potente generatore di identità, diritto, autostima. Immunizza da ogni critica, garantisce innocenza al di là di ogni ragionevole dubbio. Come potrebbe la vittima essere colpevole, e anzi responsabile di qualcosa? Non ha fatto, le è stato fatto. Non agisce, patisce. Nella vittima si articolano mancanza e rivendicazione, debolezza e pretesa, desiderio di avere e desiderio di essere. Non siamo ciò che facciamo, ma ciò che abbiamo subito, ciò che possiamo perdere, ciò che ci hanno tolto. È tempo però di superare questo paradigma paralizzante, e ridisegnare i tracciati di una prassi, di un’azione del soggetto nel mondo: in credito di futuro, non di passato.”

In pratica in questo modo chiunque si sente giustificato a credere e pretendere che i propri problemi siano più importanti di tutti quelli degli altri, scatenando così una reazione a catena, un circolo vizioso in cui per mantenere questo “stato privilegiato” non si cerca la soluzione al problema, ma al contrario si tende a enfatizzarlo ed ingrandirlo.

Ecco perché il Vittimismo è una bestia da evitare: i tre motivi principali per cui bisogna evitarlo come la peste sono proprio i seguenti. 

Fa male alla tua salute! Lamentarsi aumenta lo stress e lo stress danneggia la tua salute fisica e mentale.
Fa male anche a chi ti circonda! Una ricerca eseguita nell’Università di Standford dimostra che ascoltare il piagnisteo di qualcuno anche per soli 30 minuti, spegne definitivamente alcuni neuroni e non certo quelli meno importanti, bensì quelli preposti alla creatività e al problem solving (guarda un po’!)
Più ci pensi ad un problema e più lo amplifichi! Come ti ho accennato poco fa, chi passa più tempo a frignare sulle sue sfortune (anche per appagare consciamente o meno il suo desiderio di accentrare il mondo su di sé), non riuscirà mai a trovare una soluzione e quindi, col tempo, anche un piccolo fastidio diventerà, un ostacolo insormontabile. Alla fine anche un aspetto negativo quando diventa così familiare, entra a far parte della nostra Comfort Zone e quindi poi è più difficile da eliminare.

Sono convinto che se sei finito sulle pagine di Rebuild My Life, tu non abbia tutto questo desiderio di vivere una condizione stagnante e priva di crescita spirituale, personale e professionale. Pertanto posso azzardare a pensare che tu voglia evitare come di finire nella trappola del vittimismo.

 Non devi fare altro che:

  • Capire che i tuoi problemi non sono poi così unici. Ora, non voglio assolutamente paragonare un cancro ad un mal di testa, ma il 90% di ciò che reputiamo una difficoltà che solo noi abbiamo, in realtà è vissuta da tante altre persone in maniera identica o per lo meno analoga.
  • Comprendere che anche con la positività puoi avvicinare gli altri. Per capirlo, basta rispondere a questa domanda: tu passeresti un’intera vacanza dove cerchi relax, pace e riposo con una persona che passa tutto il giorno a dire che “il tempo fa schifo, non c’è posto in spiaggia, il materasso non è comodo e non riesco a dormire bene, non ci sono locali belli ed è tutto noioso”? Personalmente scapperei al secondo giorno di convivenza vacanziera, quindi perché comportarsi così a nostra volta?
  • Credere davvero che puoi fare molto più di questo. Seriamente, qualcuno potrebbe davvero pensare di essere venuto al mondo solo per potersi “gustare” tutte le sfighe immaginabili e possibili? Chi crede che tutti gli eventi che gli capitano siano disgrazie incontrollabili che non posso essere gestite da lui, allora ha prima di tutto un problema grave da risolvere: non pone se stesso al centro della sua vita.

“Sii l’eroe della tua vita, non la vittima.”
(Nora Ephron)

Perché se sei convinto che nulla di tutto quello che ti capita dipende da te, allora stai vivendo la vita di un altro e non la tua. Porre se stessi al centro del proprio mondo è quello che io definisco un atto di egoismo positivo perché se non ami e non apprezzi te stesso, non potrai mai amare e apprezzare gli altri ed il mondo che ti circonda.

Spero che questo articolo ti abbia aiutato a comprendere meglio i veri pericoli che si annidano dietro al vittimismo. Se hai voglia di approfondire l’argomento, puoi lasciare un commento o qui sul blog o sulla pagina o sul gruppo Facebook di RebuildMyLife. MI farebbe molto piacere!

P.S.
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A presto!
Davide

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